domingo, 23 de agosto de 2009
domingo, 16 de agosto de 2009
quasi,
(Manoel ricardo de Lima, tradução de Davi Pessoa)
sospetto quasi-quanto se tu
sei gente, Aníbal. se esiste, credo in ciò
come qualcuno che disvia il corpo e la
croce, dal diavolo. o da dio. ma non
conosco
e questo è poco, pare che sia qualcosa tra
il diavolo e dio, ma non vedo. forse un
deserto, e non conosco
le cose, non so i posti, né
da dove cominciare, e tutte le volte tento
in una voragine all’inverso sapere
almeno un nome, le cose dal nome
dalla fine
o da fuori. un nome non dice. imparai
questo su una targa posta sul
pavimento. faceva caldo e nella stessa ombra
ricordai Zila sparendo perché serrai
bene gli occhi . e non
mossi un dito, finsi di morto –
avevo paura
dei miei nonni perché loro
non erano. catalogai solo l’immagine
ogni indiano non sa
cosa c’è tra Chiclayo e Piura. tra il diavolo
e dio. ma è meglio fare attenzione, tu
suggerisci –
e qualcuno può sempre concludere
invece o aver bisogno di concludere qualche
pensiero – qualcuno può decidere altra
cosa altro nome solo perché serrò
abbastanza gli occhi –
qualcuno può fare una
domanda a te e da questa finestra
chiusa, Aníbal, indicare la geografia di una
costa allineava e deserta intorno
intorno intorno e paura, centocinquanta
chilometri di larghezza e molta
paura. ma è
semplice, tu puoi dire che non
conosci o non riesci ad andare non
muovere un dito o fare finta di morto –
un tsaatan sopra la mia finestra racconta
dalla Mongolia –
dopo compita nomi a uno
a uno: Gobi, Dipinto, Kyzylkum, Takla
Makan, Nafud e Sechura. dice altri senza
fermarsi ma avviso a lui
ogni indiano non sa
e tu puoi rispondere che presso il chilometro
millecentoottantacinque tra il Perù e l’Ecuador,
al nord, c’è una strada di terra che porta ad un
pezzo di oceano pacifico,
fisso, lì. o che questo già sparì. O tu puoi
rispondere con qualche vestigio qualche
aridità stracci e immondizia altro resto
di polvere qualche abbraccio
o fare un disegno in miniatura
di Zararumilla – inviare dalla posta. ma anche tu
puoi pure non muovere un
dito. e probabile le sfiducie
finiscano
[Davi Pessoa é, antes, um amigo. É também professor e tradutor de língua e literatura italiana. Faz doutorado em Teoria Literária, UFSC, com pesquisa sobre os romances de Elsa Morante e Macedonio Fernández. Publicou Terceira Margem: Testemunha, Tradução (Editora da Casa, 2008) e a traduziu A razão dos outros (Lumme Editor, 2009), de Luigi Pirandello]
sospetto quasi-quanto se tu
sei gente, Aníbal. se esiste, credo in ciò
come qualcuno che disvia il corpo e la
croce, dal diavolo. o da dio. ma non
conosco
e questo è poco, pare che sia qualcosa tra
il diavolo e dio, ma non vedo. forse un
deserto, e non conosco
le cose, non so i posti, né
da dove cominciare, e tutte le volte tento
in una voragine all’inverso sapere
almeno un nome, le cose dal nome
dalla fine
o da fuori. un nome non dice. imparai
questo su una targa posta sul
pavimento. faceva caldo e nella stessa ombra
ricordai Zila sparendo perché serrai
bene gli occhi . e non
mossi un dito, finsi di morto –
avevo paura
dei miei nonni perché loro
non erano. catalogai solo l’immagine
ogni indiano non sa
cosa c’è tra Chiclayo e Piura. tra il diavolo
e dio. ma è meglio fare attenzione, tu
suggerisci –
e qualcuno può sempre concludere
invece o aver bisogno di concludere qualche
pensiero – qualcuno può decidere altra
cosa altro nome solo perché serrò
abbastanza gli occhi –
qualcuno può fare una
domanda a te e da questa finestra
chiusa, Aníbal, indicare la geografia di una
costa allineava e deserta intorno
intorno intorno e paura, centocinquanta
chilometri di larghezza e molta
paura. ma è
semplice, tu puoi dire che non
conosci o non riesci ad andare non
muovere un dito o fare finta di morto –
un tsaatan sopra la mia finestra racconta
dalla Mongolia –
dopo compita nomi a uno
a uno: Gobi, Dipinto, Kyzylkum, Takla
Makan, Nafud e Sechura. dice altri senza
fermarsi ma avviso a lui
ogni indiano non sa
e tu puoi rispondere che presso il chilometro
millecentoottantacinque tra il Perù e l’Ecuador,
al nord, c’è una strada di terra che porta ad un
pezzo di oceano pacifico,
fisso, lì. o che questo già sparì. O tu puoi
rispondere con qualche vestigio qualche
aridità stracci e immondizia altro resto
di polvere qualche abbraccio
o fare un disegno in miniatura
di Zararumilla – inviare dalla posta. ma anche tu
puoi pure non muovere un
dito. e probabile le sfiducie
finiscano
[Davi Pessoa é, antes, um amigo. É também professor e tradutor de língua e literatura italiana. Faz doutorado em Teoria Literária, UFSC, com pesquisa sobre os romances de Elsa Morante e Macedonio Fernández. Publicou Terceira Margem: Testemunha, Tradução (Editora da Casa, 2008) e a traduziu A razão dos outros (Lumme Editor, 2009), de Luigi Pirandello]
quinta-feira, 6 de agosto de 2009
terça-feira, 4 de agosto de 2009
segunda-feira, 27 de julho de 2009
segunda-feira, 6 de julho de 2009
w.h.auden,
Em meu sonho acordado de uma Escola para Poetas, o currículo seria como segue:
1) Além do inglês, seriam exigidas pelo menos uma língua antiga, provavelmente grego ou hebraico, e duas línguas modernas.
2) Milhares de versos nessas línguas seriam aprendidos de cor.
3) A biblioteca não teria livros de crítica literária e o único exercício crítico exigido dos estudantes seria escrever paródias.
4) Seriam exigidos, de todos os estudantes, cursos de prosódia, retórica e filologia comparada, e todos precisariam escolher três cursos entre matemática, história natural, geologia, meteorologia, arqueologia, mitologia, liturgia e culinária.
5) Todo estudante seria obrigado a cuidar de um animal doméstico e a cultivar um pequeno jardim.
"The Poet & the City" (1962), trad. de Carlos Felipe Moisés.
1) Além do inglês, seriam exigidas pelo menos uma língua antiga, provavelmente grego ou hebraico, e duas línguas modernas.
2) Milhares de versos nessas línguas seriam aprendidos de cor.
3) A biblioteca não teria livros de crítica literária e o único exercício crítico exigido dos estudantes seria escrever paródias.
4) Seriam exigidos, de todos os estudantes, cursos de prosódia, retórica e filologia comparada, e todos precisariam escolher três cursos entre matemática, história natural, geologia, meteorologia, arqueologia, mitologia, liturgia e culinária.
5) Todo estudante seria obrigado a cuidar de um animal doméstico e a cultivar um pequeno jardim.
"The Poet & the City" (1962), trad. de Carlos Felipe Moisés.
Assinar:
Postagens (Atom)

